Tre domande prima di guardare una sola wallbox

Il numero messo in evidenza su una wallbox, 7,4 kW o 22 kW per esempio, è una potenza massima. La sua auto ne approfitterà solo se altri due anelli tengono il passo: l’alimentazione della casa e il caricatore del veicolo. In corrente alternata, quella di una wallbox domestica, è il convertitore del veicolo a trasformare la corrente per la batteria, e la potenza ricevuta resta limitata dalla potenza di ricarica massima del veicolo. Un produttore di wallbox lo riassume con un’immagine: l’anello più debole della catena determina la velocità.

Il suo dossier risponde quindi a tre domande: che cosa può fornire la casa, che cosa accetta il veicolo e quando è parcheggiato? Con queste risposte, il dialogo con l’installatore cambia natura. Non chiede più «quale wallbox compro?»: mostra la sua situazione e confronta proposte pensate per lei. È, a nostro avviso, il tempo meglio investito dell’intero progetto.

Che cosa questo dossier non fa: scegliere una protezione, una linea di alimentazione o una modalità di posa. Questo lavoro spetta al professionista che esaminerà l’impianto. Lei non deve aprire né smontare nulla; raccoglie documenti e osservazioni, e lascia una casella vuota piuttosto che tirare a indovinare.

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Lato casa: potenza impegnata, fasi e quadro elettrico

Cominci dalla potenza impegnata, espressa in kW. L’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente (ARERA) la descrive come il valore di potenza definito nel contratto di fornitura e ricorda che, per la maggioranza delle case italiane, è di 3 kW. A questo valore si aggiunge una franchigia del 10 %: con 3 kW impegnati, il contatore interviene oltre circa 3,3 kW. La trova nel contratto e in bolletta: la ricopi così com’è, con la data del documento.

Aggiunga la potenza massima effettivamente prelevata. Secondo ARERA, dal 2017 la bolletta riporta per ogni mese di fatturazione il livello massimo di potenza prelevata e, almeno una volta l’anno, il dettaglio degli ultimi dodici mesi; il venditore può chiamarlo in modo diverso, per esempio «potenza massima rilevata». Questo dato racconta i suoi picchi di consumo e aiuta l’installatore a valutare il margine disponibile nelle ore in cui l’auto si ricaricherà. Buono a sapersi: ARERA indica che la potenza si sceglie a scatti di 0,5 kW da 0,5 a 6 kW, poi di 1 kW da 7 a 10 kW e di 5 kW oltre.

Annoti poi il tipo di alimentazione. Un produttore di wallbox ricorda che un contatore che indica 220/230 V corrisponde a un solo collegamento monofase. In caso di dubbio, il nostro consiglio: chieda al suo fornitore o lasci la casella «da confermare». Il dato pesa molto: secondo le FAQ tecniche di Schneider Electric, una ricarica a 11 o 22 kW può essere erogata solo da una wallbox collegata a una rete trifase.

Concluda con il quadro e il percorso. Fotografi il quadro elettrico così com’è, con lo sportello aperto ma senza smontare alcuna copertura, annoti dove si trova e descriva il tragitto fino al posto auto: muri, garage, cortile o vialetto da attraversare, con una distanza stimata. Indichi anche ciò che sa dell’impianto di terra (sì, no o non noto): è uno dei punti da chiarire con l’installatore.

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Lato veicolo: la potenza accettata, le fasi e la presa

La documentazione del costruttore (libretto, scheda tecnica, sezione ricarica del sito del marchio) è l’unico riferimento valido per la sua auto. Cerchi la potenza di ricarica massima in corrente alternata, in kW, e il numero di fasi utilizzate. Un produttore di wallbox spiega che ogni veicolo elettrico ha un numero determinato di fasi di ricarica, come ogni wallbox: un’auto monofase collegata a una wallbox trifase si ricarica su una sola fase. Segnala anche che alcuni veicoli caricano su due fasi, mentre non esistono wallbox bifase: un caso da indicare esplicitamente all’installatore.

Non confonda questo valore con la potenza di ricarica rapida in corrente continua, spesso messa in evidenza. Avere-France, l’associazione francese per lo sviluppo della mobilità elettrica, ricorda che le stazioni in corrente continua non possono essere installate presso i privati: per il suo dossier conta solo la ricarica in corrente alternata. Annoti anche la versione esatta del veicolo, l’anno e gli allestimenti, perché una documentazione si legge per un veicolo preciso, non per il nome di una gamma.

Quanto alla presa, Avere-France presenta il Tipo 2 come lo standard unico europeo della ricarica in corrente alternata. Verifichi comunque la presa del suo veicolo nella documentazione e la annoti così come vi compare. Guardi infine le impostazioni: le FAQ di Schneider Electric ricordano che la ricarica in corrente alternata può essere limitata dal veicolo o dall’app del costruttore, che un limite espresso in percentuale può fermare la ricarica all’80 % o al 90 % e che il veicolo riduce volontariamente la potenza negli ultimi punti percentuali. Secondo queste FAQ, un’impostazione dimenticata è tra le possibili cause di una ricarica più lenta del previsto.

La tabella seguente riprende le corrispondenze pubblicate da questo produttore per le sue wallbox. Descrivono la wallbox e la sua alimentazione, non la sua auto: l’ultima colonna indica la domanda da porre alla documentazione del veicolo.

Potenza massima della wallboxAlimentazioneCorrente massimaDomanda da porre alla documentazione del veicolo
3,7 kWMonofase16 AQuale potenza accetta in corrente alternata?
7,4 kWMonofase32 AQual è la sua potenza massima su una fase?
11 kWTrifase16 A per faseCarica su tre fasi, e fino a quale potenza?
22 kWTrifase32 A per faseLa documentazione dichiara 22 kW in corrente alternata?

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Lampadina a filamento accesa su sfondo scuro

Gli orari: quando è davvero collegata l’auto?

Ecco la parte più piacevole del dossier, perché riporta i numeri alla giusta scala. Annoti, giorno per giorno, l’ora abituale di arrivo e di partenza e la distanza percorsa. Distingua la settimana tipo, il fine settimana e le giornate eccezionali, come la vigilia di un lungo viaggio. È questa finestra di sosta, molto più della potenza massima dichiarata, a dire se la ricarica troverà posto nel suo ritmo.

Converta poi i chilometri in energia, con il consumo indicato dalla documentazione del veicolo o osservato sul computer di bordo. Come ordine di grandezza, il mediatore nazionale dell’energia francese cita uno studio dell’ADEME, l’agenzia francese per la transizione ecologica, secondo cui un veicolo elettrico consuma in media 18 kWh ogni 100 km, e stima che un uso di 40-60 km al giorno corrisponda a una ricarica quotidiana a casa di 6-12 kWh.

Un calcolo didattico aiuta a orientarsi. Un’energia in kWh divisa per una potenza in kW dà una durata in ore: 7,2 kWh, cioè 40 km a 18 kWh/100 km, corrispondono a circa 1 ora a 7,4 kW e a circa 2 ore a 3,7 kW. È un minimo teorico, non una durata promessa: il veicolo, il cavo, un’impostazione o la gestione dinamica del carico possono limitare la potenza effettivamente assorbita. Ma, rapportato a una notte passata davanti a casa, lo scarto dà, a nostro avviso, molto respiro al progetto. Annoti queste potenze accanto alla potenza impegnata rilevata prima: il confronto tra le due è proprio il genere di verifica che spetta all’installatore.

Annoti infine se il suo contratto prevede prezzi diversi a seconda delle fasce orarie e quali fasce indica il contratto o la bolletta. Dica semplicemente all’installatore se desidera che la ricarica avvenga in una fascia precisa: le indicherà come la wallbox, il veicolo o entrambi possano adattarsi.

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Cavo, posizione e gestione del carico: i dettagli che fanno il comfort

A seconda del modello, il cavo è fisso alla wallbox oppure si collega a una presa di tipo 2 della wallbox: il manuale lo precisa, e l’installatore le dirà quale versione si adatta al suo impianto. In entrambi i casi la lunghezza conta ogni giorno. Misuri il percorso reale tra il punto previsto sulla parete e lo sportellino di ricarica dell’auto, nel verso in cui parcheggia di solito e nell’altro, senza dimenticare una portiera da aprire o un passaggio da lasciare libero.

Anche un cavo ha i suoi limiti. Le FAQ di Schneider Electric ricordano che esistono diverse portate di cavi di tipo 2: 13 A, 20 A o 32 A, cioè al massimo 3 kW, 4,6 kW o 7,4 kW in monofase e 9 kW, 13,8 kW o 22 kW in trifase. Una scheda prodotto lo indica a chiare lettere: quella di un cavo tipo 2 / tipo 2 dello stesso produttore dichiara un uso monofase, 32 A, 5 m e 7,4 kW al massimo. Nel suo dossier, la lunghezza del cavo si annota in metri, con il riferimento e la pagina del documento che la riporta.

La gestione dinamica del carico è l’opzione che rende facile la convivenza con il resto della casa. Secondo le stesse FAQ, limita la potenza di ricarica del veicolo per non superare mai il limite fissato. Questo produttore ne descrive in particolare l’attuazione tramite un modulo installato nel quadro elettrico. Un altro produttore presenta questa gestione dei carichi come il modo per evitare interruzioni di corrente.

Per aiutare l’installatore a valutarla, elenchi gli apparecchi potenti che possono funzionare durante le sue fasce di ricarica: riscaldamento, produzione di acqua calda, piano cottura, forno, lavatrice. Non serve inventarne la potenza: nome, posizione e orari bastano per aprire il dialogo. Nel dossier, la riga «gestione dinamica del carico» si compila con sì, no o da confermare, secondo il manuale della wallbox proposta.

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Consegnare il dossier all’interlocutore giusto

In Italia, il decreto ministeriale 22 gennaio 2008, n. 37, elenca all’articolo 1, tra gli impianti a cui si applica, quelli di utilizzazione dell’energia elettrica. Il suo articolo 3 abilita a queste attività le imprese iscritte nel registro delle imprese il cui titolare, legale rappresentante o responsabile tecnico possiede i requisiti professionali previsti, e l’articolo 7 prevede che, al termine dei lavori e dopo le verifiche previste dalla normativa vigente, l’impresa installatrice rilasci al committente la dichiarazione di conformità. Il suo dossier non deve decidere nulla su questo punto: lo presenti a un’impresa abilitata e le chieda come si configura il suo progetto.

Se si decide di aumentare la potenza impegnata, ARERA ricorda che la richiesta costituisce una variazione contrattuale, che può comportare costi iniziali, tra cui un contributo fisso del venditore. A nostro avviso, un dossier completo rende più fluida ciascuna di queste tappe.

In condominio, il percorso comincia altrove. L’articolo 17-quinquies del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, prevede che, fatto salvo il regime dell’articolo 1102 del codice civile, le opere edilizie per installare le infrastrutture di ricarica dei veicoli negli edifici in condominio siano approvate dall’assemblea; se il condominio rifiuta o non delibera entro tre mesi dalla richiesta fatta per iscritto, il condomino interessato può installarle a proprie spese, secondo le modalità previste. Gli elementi del suo dossier che riguardano il posto auto alimenteranno questa richiesta scritta.

Per finire, collochi ogni informazione in una di tre colonne: confermata da un documento, osservata da lei, da confermare con l’installatore. Invii lo stesso dossier a ogni professionista consultato: confronterà proposte costruite sugli stessi dati, ed è lì che la scelta di una wallbox diventa davvero semplice, e persino piacevole.

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Da tenere a portata di mano

FAQ

Una wallbox da 22 kW ricaricherà per forza più in fretta?

No. Una ricarica a 22 kW presuppone un’alimentazione trifase, una wallbox e un cavo previsti per questa potenza e un veicolo che la accetti in corrente alternata. La potenza ricevuta resta limitata dalla potenza di ricarica massima del veicolo: è la sua documentazione che va letta per prima.

Devo aumentare la potenza impegnata?

Questa guida non può dirlo al posto suo: la risposta dipende dai suoi picchi di consumo, dalle sue fasce di ricarica e dalla wallbox proposta, in particolare dalla sua gestione dinamica del carico. ARERA ricorda che la richiesta di variazione della potenza impegnata è una variazione contrattuale e può comportare dei costi.

Posso installare la wallbox da solo?

In Italia, il decreto ministeriale 37/2008 abilita a queste attività le imprese in possesso dei requisiti previsti, che al termine dei lavori rilasciano al committente la dichiarazione di conformità. Questa guida prepara la decisione; non descrive volutamente alcuna operazione di posa.

Abito in condominio: il dossier serve ancora?

Sì, e due volte. Alimenta la richiesta scritta al condominio prevista dall’articolo 17-quinquies del decreto-legge 83/2012, poi serve da base all’installatore.

Fonti e riferimenti

  1. Je roule en électrique — Les types de bornes
  2. go-e — Wallbox monophasée ou triphasée : quelle différence ?
  3. ARERA — Potenza del contatore: maggiore scelta e agevolazioni
  4. Schneider Electric — Pourquoi mon véhicule ne charge pas à la puissance maximale fournie par la borne de recharge ?
  5. Énergie-Info — Je fais installer une borne de recharge pour un véhicule électrique
  6. Je roule en électrique — Les différentes prises pour recharger sa voiture électrique
  7. Énergie-environnement — Il ne faut pas confondre « watt » et « kilowattheure »
  8. Schneider Electric — Fiche EVB3S22NCB, borne EVlink Pro AC 22 kW, câble attaché T2
  9. Schneider Electric — Fiche EVP1CNS32122, câble de charge monophasé type 2 / type 2, 32 A, 5 m
  10. Schneider Electric — Comment délester une borne de recharge Schneider Charge ?
  11. Normattiva — Decreto ministeriale 22 gennaio 2008, n. 37, articolo 1 (ambito di applicazione)
  12. Normattiva — Decreto ministeriale 22 gennaio 2008, n. 37, articolo 3 (imprese abilitate)
  13. Normattiva — Decreto ministeriale 22 gennaio 2008, n. 37, articolo 7 (dichiarazione di conformità)
  14. Normattiva — Decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, articolo 17-quinquies